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Gian Paolo Prandstraller
IL LAVORO PROFESSIONALE E LA CIVILIZZAZIONE DEL CAPITALISMO
Il capitalismo cognitivo americano e la sfida economica cinese
pp. 256, € 21,00, 2ª ed. integrata 2004, Cod. 1420.163 (U), Collana: La società, ISBN 88-464-5924-5
Ed. Franco Angeli
Nel nostro tempo il lavoro "manuale", e in genere tutto il lavoro non fondato su conoscenze specifiche, è in piena crisi, trionfa invece e si espande il lavoro "professionale". È quest'ultimo il nuovo lavoro. Quale rilievo assumerà tale lavoro nelle società avanzate dei prossimi 20-30 anni?
Alla domanda risponde il primo saggio del volume, partendo dai caratteri essenziali del lavoro nella "società della conoscenza". Il testo mette a fuoco alcune importanti derive della professionalizzazione del lavoro: facendo passare al modello professionale gruppi umani investiti dal fattore "conoscenza" (manager, burocrati, imprenditori); legando il lavoro alla condizione umana, come oggi si presenta; coniugandolo col piacere e la gradevolezza della vita nonché con l'etica di servizio; aprendolo alla rappresentanza degli interessi a livello di Associazioni Professionali e Imprenditoriali. Esplicitando infine l'esigenza d'una vera e propria civilizzazione del capitalismo, il sistema economico che domina il mondo nel quadro dell'egemonia USA e della globalizzazione. A quest'ultimo aspetto l'autore dedica un lungo capitolo, nel quale, partendo dalla nozione di "capitalismo cognitivo" (il capitalismo che non potrebbe esistere senza la scienza) spiega le ragioni per cui il lavoro professionale può concorrere, insieme con la democrazia, al superamento dell'assetto economico at-tuale. Nel secondo saggio, Il capitalismo cognitivo americano e la sfida economica cinese, l'autore – prendendo lo spunto dagli avvenimenti del 2003 – analizza le grandi sfide economiche della seconda parte del XX secolo – la sfida giapponese, la sfida americana e la sfida cinese – e anticipa le conseguenze di quest'ultima, giungendo a proporre l'idea di "capitalismo ipercognitivo", la forma economica che potrebbe configurarsi nei contesti asiatici come la Cina e l'India, segnati da un'altissima densità umana e da una temibile potenzialità tecnologica, che spaventano gli operatori economici occidentali.


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